tranquilli
perché non c’è pericolo di ritornare al lavoro, ma non potranno
essere sostituiti.
• NOI
SIAMO PER:
diritti sindacali estesi anche alle rappresentanze dei lavoratori che
non firmano contratti a perdere. Il CCNL deve essere la riconquista
degli strumenti e dei diritti di tutte le lavoratrici e lavoratori: -
uguali diritti e pari dignità per tutte le OO.SS. presenti nelle
aziende, a prescindere dal ruolo di firmatari o meno del
CCNL;-esplicito diritto all’indizione di assemblee,
contrattazione, informazione e referendum per ciascun eletto RSU;
-esplicito diritto di tutti/e i lavoratori e lavoratrici a versare i
contributi sindacali attraverso la trattenuta in busta paga al loro
sindacato senza discriminazioni; -riconoscimento delle RSU quali
agenti contrattuali effettivi; modalità certe di partecipazione
delle RSU alle trattative nazionali; - reali consultazioni e voto
vincolante dei lavoratori sia in fase di presentazione di piattaforme
per il CCNL in quella di approvazione di un eventuale accordo;
-possibilità per i lavoratori di riunirsi in azienda anche al di
fuori dell’orario di lavoro;
su
Malattia:
quando
ammalarsi diviene una colpa e si paga “multa”!
Non è dato ancora sapere a
quanto ammonterà la penalizzazione economica della malattia. Nella
normativa tuttora in vigore del CCNL si arriva progressivamente a
una trattenuta di euro 30 ad evento per la malattia breve (fino a 5
giorni). L’impegno delle parti a una revisione della disciplina
contrattuale ci preannuncia l’intenzione dichiarata di un aumento
della trattenuta fino a 45euro.
L’abbassamento
del tasso di assenza per malattia al di sotto del 4,7% non tiene
conto delle patologie che caratterizzano spesso gli eventi morbosi
nella nostra categoria e che non sono riconosciuti come malattia
professionale. Lombosciatalgie, lombalgie, strappi e contratture
muscolari, protrusioni e ernie del disco sono spesso le cause delle
malattie brevi, conseguenza anche dell'introduzione della figura del
mono operatore, lo spostamento e sopraelevazione dei carichi per gli
operatori e della conduzione dei mezzi pesanti per gli autisti.
L’eventuale aumento dell’Indennità Integrativa Speciale (
peraltro pagata dai lavoratori perché sta dentro all’incremento
salariale di 120 euro) non compenserà le trattenute sulla malattia,
considerando che la categoria è condannata a lavorare in strada fino
all’età di 67 anni (per ora).
• NOI
SIAMO PER:
applicazione di
seri programmi e misure sul tema della salute e sicurezza nei luoghi
di lavoro, prevedendo interventi sui mezzi inadeguati, sui carichi di
lavoro, per gli indumenti. L'incremento degli infortuni e delle
malattie professionali è collegato alla mancanza di investimenti nei
mezzi e nelle attrezzature, spesso vecchi e fatiscenti, ai turni
massacranti e agli straordinari obbligatori; la situazione peggiorerà
con l’aumento orario previsto.
Malattia professionale/comporto:
vi sono nel settore diverse attività indubbiamente usuranti che
espongono i lavoratori a malattie professionali non riconosciute, con
l’effetto di una sistematica espulsione di un numero sempre più
consistente di lavoratori. Oltre al miglioramento delle condizioni
su salute e sicurezza nel lavoro, si chiede di escludere questi casi
dal computo delle malattie previste che portano al superamento del
periodo di comporto. Occorre potenziare
e rendere effettivo il
diritto alla ricollocazione interna del personale con inidoneità (in
questo senso il mantenimento nelle aziende delle attività di
“contorno” è una appropriata valvola di sfogo per rispondere
contemporaneamente a lavoratori usurati e qualità complessiva del
servizio (si pensi a tutte le funzioni ispettive, di informazione e
formazione della cittadinanza sul servizio raccolta....)
su
Fondo di solidarietà di settore:
Visto
l’irresponsabilità delle recenti modifiche pensionistiche, che
rischia di parcheggiare in futuro una massa di anziani e non idonei
nei posti di lavoro, la
costituzione di un Fondo di solidarietà sarà un palliativo al
rischio di trovarsi senza lavoro e pensione a causa di mancata
ricollocazione per inidoneità o esuberi e licenziamenti che
potrebbero derivare dai processi di privatizzazione. Stime
ottimistiche parlano di un assegno di “accompagnamento finale” di
4-5000 euro (un piatto di lenticchie in attesa della pensione). Le
sigle firmatarie saranno compensate con incarichi nel C.d.A. del
Fondo.
• NOI
SIAMO PER: garantire
la “strada maestra” degli strumenti – che vanno rafforzati –
di sostegno al reddito;
non si possono far finanziare ai lavoratori i processi di
ristrutturazione e riorganizzazione delle aziende, né i costi di
una scarsa, se non assente politica sulla sicurezza del lavoro. Siamo
inoltre contrari alla continua diffusione di enti bilateriali, fondi
e quant'altro
parcellizzi gli interventi di
sostegno al reddito, che devono essere universali e garantiti per
tutti i lavoratori e le lavoratrici.
su
Adeguamento della regolamentazione
del diritto di sciopero:
DIRITTO
DI SCIOPERO diritto negato e blindato: il previsto adeguamento
della regolamentazione del diritto di sciopero recepirà la richiesta
della Commissione di Garanzia di
non proclamare astensioni dal lavoro di 48 ore a ridosso della
domenica, come se non bastassero tutte le restrizioni della L.146.
Da
anni i firmatari del CCNL sono complici e firmano accordi per le
restrizioni del diritto di sciopero, ma poi rispondono
all’incazzatura dei lavoratori che “vorrebbero ma non possono”
perché la legge non permette di scioperare.
• NOI
SIAMO PER:
rimuovere le attuali
norme antisciopero e non certo introdurre ulteriori lacciuoli per
renderlo inefficace, l’applicazione dei servizi minimi come
regolati oggi rendono lo sciopero un diritto negato per i lavoratori
dei servizi ambientali
(arrivando al 50% se non oltre della forza lavoro), anche con la
pratica del recupero nel giorno successivo tramite straordinario del
lavoro non svolto. E'ovvio che le situazioni legate a salute e
sicurezza pubbliche vanno salvaguardate, come è sempre stato nella
storia del movimento dei lavoratori, anche nelle situazioni più dure
di scioperi indetti nel passato.
SU
parte economica:
Con
l’incremento salariale di 120 euro lordi che ci vengono
riconosciuti, rimborsiamo tutte le quote che le aziende ci versano
sui fondi integrativi, oltre alle quote che mensilmente agli iscritti
vengono trattenute in busta paga. Tutti “fortunati privilegi”
che le OO.SS. ci hanno riservato,
dopo aver rinunciato a salvaguardare le pensioni e contrastare i
tagli alla sanità pubblica. In
sostanza, oltre a versare contributi e pagare il fisco; ci ripaghiamo
previdenza e assistenza sanitaria. I Fondi integrativi, e quindi i
soldi dei lavoratori, rappresentano un sostanzioso guadagno per
banche e assicurazioni e i loro C.d.A garantiscono incarichi
lautamente retribuiti alle OO.SS.
Le
quote Welfare di 30 euro vengono trattenuti a tutti
i lavoratori, ma chi è affetto da grave patologia non può usufruire
di FASDA perché il fondo, come tutte le assicurazioni, “non copre
il rischio”.
Con
euro 20 ci paghiamo l’aumento dell’Indennità Integrativa, e così
l’aumento tabellare del salario si riduce a 70 euro lordi, che
saranno diluiti nei prossimi 2 anni e mezzo.
Con
l’importo Una Tantum di 200 euro, che corrispondono a 22,2 euro al
mese hanno risparmiato sull’aumento tabellare degli ultimi 9 mesi.
Nei precedenti 18 mesi , fra Una Tantum e AFM siamo costati ancora
meno, 15 euro…….naturalmente tutto scaglionato.
• NOI
SIAMO PER:
La questione salariale è
e deve essere centrale nel rinnovo contrattuale: non possiamo
accettare logiche collaborative che ingabbiano nei meccanismi di
“produttività” e di “competitività” gli aumenti; a maggior
ragione è da contrastare l’accettazione della riforma della
contrattazione. Noi crediamo sia necessario ripristinare il
concetto di salario come “elemento indipendente” dalle logiche
aziendali e di mercato che non possiamo governare, ma che metta in
valore la professionalità che viene espressa.
Nel concreto si tratta non solo di
richiedere “aumenti considerevoli”, ma meccanismi di adeguamento
automatico.
Collegata di fatto alla questione
salariale, è la gestione contrattuale e concreta della
classificazione del personale, con il forte fenomeno del
sottoinquadramento. Va invertita la rotta: la classificazione non può
divenire uno strumento di contenimento del costo del lavoro.
Aumenti retributivi. Richiesta a
“recupero” delle perdite salariali con un aumento minimo che si
individua nella misura di euro 250 (parametro 3A). Introduzione di un
meccanismo di adeguamento/aumento automatico.
Lavoro straordinario. Riduzione
dei tetti massimi dello straordinario con aumento del costo per
l'azienda.
Banca Ore: piena volontarietà
del lavoratore nella scelta di avvalersi o meno della banca ore.
Su Art. 6 CCNL vigente Dichiarazione a verbale
Se
nelle premesse di un CCNL di categoria si recepiscono le modifiche
legislative del Decreto Madia (che apre la via alle privatizzazioni
dei servizi pubblici locali), il nuovo Codice degli Appalti (che
azzera
tutte le clausole di salvaguardia a garanzia del posto di lavoro) ,
l’implementazione dei modelli organizzativi imposti dal mercato che
reclamano competitività e flessibilità, è evidente la partita è
persa in partenza. Infatti gli articoli 6-7-8, con tutti i loro
limiti, imponevano un sistema di regole al mercato del lavoro perchè
garantivano il posto di lavoro e il contratto più favorevole nel
cambio d’appalto.
Su
tutto ciò, le OO.SS. confermano, in caso di cambio d’appalto,
l’applicazione del Jobs Act per tutti, tranne per chi è stato
assunto prima del 6-3-2015, ma solo in via transitoria ed eccezionale
e fino alla data di scadenza del presente CCNL (che comunque
sottostaranno alla legge Fornero).
• NOI
SIAMO PER:
Clausola
sociale/appalti/esternalizzazioni.:
sul tema dei cambi di
gestione l’introduzione formale di “clausole di garanzia”
nelle procedure di cambio di appalto o di esternalizzazione non ha
prodotto le sufficienti garanzie di mantenimento delle condizioni di
lavoro, piuttosto ha contribuito di fatto a “agevolare” processi
di privatizzazione e frammentazione.
E' necessaria l’esplicita applicazione dei passaggi diretti, con
mantenimento di tutte le condizioni contrattuali e preventiva
convocazione di tutte le organizzazioni sindacali a cui i lavoratori
conferiscono mandato. PRECARIETA' ED ESTERNALIZZAZIONI: Eliminazione
del lavoro precario, mediante esplicita richiesta di trasformazione
dei contratti precari in rapporti di lavoro a tempo indeterminato
(precariato “interno” alle aziende).
Prevedere
l’assorbimento dei lavoratori degli appalti strutturali (aziende e
cooperative) da parte dell’azienda appaltante (pubblica o privata),
è evidente che nella
maggior parte delle volte siamo di fronte a illecite
“somministrazioni” di manodopera. Per
i Part-time. Meccanismo
stringente di consolidamento dell’orario effettivamente svolto
(aumento dell’orario minimo settimanale) con riferimento ai 6 mesi
di lavoro. Per i
Contratti a tempo determinato: possibilità
per le aziende di usufruire di contratti a termine solo a fronte di
specifiche esigenze temporali legate ad un evento o relativamente ad
un periodo di necessario aumento forza lavoro. Obbligo di assunzione
dopo 12 mesi di lavoro anche non continuativo e comunque priorità
nell'assunzione dei lavoratori a tempo determinato tramite specifiche
graduatorie di riserva.
Altri contratti precari (somministrazione, inserimento ...). se ne
richiede chiaramente la trasformazione in contratti veri.
Su
modifica dell’
Art. 8 CCNl vigente
la
locuzione “il trattamento economico e normativo previsto dal CCNL
del settore dei servizi
ambientali"
viene
sostituita con
"l'applicazione di uno dei due CCNL dei servizi
ambientali
specifici del settore stipulati
dalle 00.SS. comparativamente più rappresentative".
Resta invariata l'eccezione all’applicazione dei CCNL dei servizi
ambientali prevista dall’art.8 lettera B:
lasciano
piena libertà sul CCNL da applicare senza obbligatorietà per quello
più favorevole.
NOI
SIAMO PER:
definizione del contratto
unico di settore, come CCNL da applicarsi obbligatoriamente da parte
di tutte le aziende che operano nel settore dell'igiene ambientale.
Occorre bloccare la logica del dumping contrattuale che
si è sviluppata negli ultimi anni, conseguente alla firma tra
associazioni padronali ed organizzazioni sindacali compiacenti di
CCNL che hanno peggiorate le condizioni dei lavoratori e delle
lavoratrici.
CONSIDERAZIONI
FINALI
Se
Confindustria canta vittoria definendo la firma del nuovo CCNL “una
svolta DECISIVA nel panorama contrattuale italiano”, idem
Utilitalia, significa che qualcun altro ha perso.
Per
i lavoratori dell’Igiene Ambientale questo contratto rappresenta
uno scandaloso salto indietro, perché:
• aumenta
l’orario di lavoro, abbatte i costi per il lavoro straordinario ed
abbassa i livelli professionali.
• riduce
pericolosamente tutte le garanzie del posto di lavoro, a cominciare
dall’applicazione del Jobs Act, fino ai cambi d’appalto che si
preannunciano in tutto il settore. Con i Decreti Madia si apre
definitivamente la strada alle privatizzazioni.
I
rinnovi dei CCNL avvengono da anni in un contesto di privatizzazione
e di equiparazione al ribasso tra Federambiente e FISE, ma il segno
deve essere opposto, che parta dal recupero e mantenimento dei
diritti “acquisiti” e dalla necessità di migliorare le
condizioni dei lavoratori.
Al
di là delle questione contrattuali peggiorate (ancora non definite
le modifiche sui temi: contratti flessibili, mutamento delle
mansioni, regolamentazione delle Rsu, carta di qualificazione del
conducente ecc) o rimaste irrisolte, restano i decreti Madia, resta
il JOB ACT a disposizione per tagliare le garanzie per
i lavoratori, resta il rischio dumping contrattuale, restano le
ulteriori concessioni e il passo indietro rispetto flessibilità,
riduzione reale dei salari e mansioni. La sicurezza sul lavoro sarà
di fatto messa a rischio dall’aumento dell’ orario e della
flessibilità. Le flessibilità richieste saranno solo il “primo
giro” delle richieste delle aziende anche private, perché non
viene messa in discussione anzi viene avvallata la scelta di
privatizzazione e finanziarizzazione di questi servizi pubblici.
La
partita va giocata fino in fondo ed è quella che USB porterà
avanti:
Contro
il Decreto Madia sui Servizi Pubblici Locali ,il Codice degli
Appalti e il Job Act;
Per le reinternalizzazioni
dei servizi, per clausole
sociali più stringenti e
per una effettiva tutela nei
cambi appalto anche nei
capitolati di gara;
Per
difendere il potere d’acquisto dei salari
con aumenti adeguati e reali in busta paga;
Contro la classificazione
del personale al ribasso,
per la riduzione dei passaggi parametrali;
Per l’aumento
della maggiorazione economica dello straordinario.
Per la difesa della domenica
come riposo settimanale dei lavoratori;
Per maggiori tutele su salute
e sicurezza e garanzie di
ricollocazione del personale non idoneo, contro
l’aumento dei carichi di lavoro;
Per i diritti
sindacali estesi anche alle rappresentanze dei lavoratori che non
firmano contratti a perdere.
Entro
il 15 settembre l’ipotesi di accordo deve essere sottoposta a
consultazione fra i lavoratori.