giovedì 11 agosto 2016

Punto per punto un contratto da rigettare

b) Orario di lavoro
A decorrere dalla data del 1° gennaio 2017 la durata settimanale dell’orario normale di lavoro è fissata in 38 ore.
L’introduzione del nuovo orario di lavoro settimanale di 38 ore sarà preceduta dalla seguente procedura tra le parti in ordine alla determinazione delle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa nelle diverse e particolari condizioni lavorative: l’azienda invierà la documentazione necessaria alle RSU congiuntamente alle strutture territoriali delle organizzazioni sindacanti stipulanti fissando un Incontro entro 15 giorni dalla data di trasmissione. Il confronto si svilupperà nei successivi 15 giorni concludendosi comunque entro 30 giorni dall’inizio della procedura.
A totale compensazione dell'aumentato orario di lavoro, ai lavoratori in forza 31 dicembre 2016, escluso il personale di cui all'art. 17, comma 5 del D.lgs. n. 66/2003 ed i lavoratori cui l'azienda comunque non richieda il rispetto di un prestabilito orario di lavoro giornaliero, viene attribuito dal 1 gennaio 2017 monte ore annuo pro-capite di permessi retribuiti pari a 30 ore, da fruire con le modalità previste dall'articolo 21, lett. b, comma 1, fatta salva la misura oraria minima. A decorrere dallo gennaio 2018 il monte ore passerà a 34 ore annuali, con esclusione del personale amministrativo e dei lavoratori dei settori indiretti non operativi nonché dei lavoratori con ridotte capacità lavorative inidonei alle mansioni operative verificati In sede aziendale. Nel quadro dell’attuazione degli adempimenti previsti in relazione all'entrata in vigore del nuovo orario settimanale di lavoro, l'adozione dei più diversi provvedimenti organizzativi prevista dal piano aziendale garantirà la salvaguardia dei posti di lavoro. Le 38 ore settimanali vanno considerate al netto delle operazioni accessorie quali indossare o togliere gli Indumenti di lavoro, doccia ecc., che vengono effettuate oltre tale orario ed i cui tempi non sono computati ai fini del riconoscimento delle maggiorazioni contrattualmente previste per lavoro straordinario. Le prestazioni di lavoro straordinario diurno feriale sono compensate con la retribuzione individuale oraria maggiorata del 13% sulle prime 75 ore; 20% dalla settantaseiesima ora alla centocinquantesima ora; 33 % per le ore annue eccedenti la centocinquantesima ora. La durata massima dell'orario di lavoro, che potrà essere richiesta e dovrà essere prestata, è ridotta a 48 ore settimanali e 9 ore giornaliere.

Aumento dell’orario di lavoro: un salto indietro di 40 anni.
Rappresenta la cessione di una parte del nostro tempo di vita a favore dell’azienda. Ma considerando la realtà di chi ha grosse difficoltà ad arrivare a fine mese, è bene fare due conti, facendo riferimento alla paga di un lavoratore livello 3°A senza scatti di anzianità:
38 ore settimanali corrispondono a circa 8,6 ore in più al mese che equivarrebbero a un costo di prestazione straordinaria per l’azienda di 131,8euro considerata la maggiorazione del 31% nel CCNL precedente. In cambio l’azienda ci compensa con 30 ore di permesso retribuito annuo che corrispondono a 2,5 ore mensili ad un costo di 29,25euro calcolate sempre sul suddetto parametro 3°A. Ma in uno slancio di magnanimità a decorrere dal 1°gennaio 2018 i permessi salgono a 34 ore e cioè a 2,83 ore mensili, con un aggravio per l’azienda di 33euro a fronte della perdita per il lavoratore di 131,8euro.
Il richiamo all’art.21 significa che il godimento dei permessi deve essere compatibile con le esigenze di servizio.
Dei suddetti permessi non godranno il personale amministrativo, i lavoratori inidonei e gli assunti dopo il 31 dicembre 2016.

Il tempo dedicato a indossare e togliere gli indumenti compreso docce comprese, rimarrà al di fuori delle 38 ore, quindi a carico del lavoratore, malgrado numerose sentenze abbiano condannato tale scelta.

Tuttavia i firmatari ci garantiscono che tale aumento dell’orario di lavoro non metterà a rischio la salvaguardia del posto di lavoro (sic!)

Straordinari

Le prime 75 ore con una maggiorazione del 13% e le seconde 75 ore al 20% equivalgono a 2044,6euro riferite sempre al parametro 3°A, mentre con le maggiorazioni del CCNL ancora in vigore, 150 ore ammontano a 2205,45euro con una perdita di 160,85euro.

c) Classificazione del personale
1. Introduzione di un nuovo livello professionale "S" con retribuzione base inferiore all'attuale livello1°, cui attribuire nuovo parametro 90;
2. Ampliamento della declaratoria del livello professionale 1° dell’area spazzamento e raccolta ai lavoratori che utilizzano anche veicoli richiedenti il possesso della patente di categoria B.

3. Armonizzazione e adeguamento del sistema di classificazione alla luce delle novità dei punti 1 e 2 e nuove tecnologie e metodologie di lavoro.

Introduzione del nuovo livello “S” (“esse” come sottopagato oppure elegantemente salario d’ingresso) che sfonda al ribasso la scala parametrale e una retribuzione inferiore al 1° livello del 10%. Livellamento a ribasso delle professionalità a cui era riconosciuto il 2° livello. I conducenti che utilizzano veicoli aziendali richiedenti la patente B potranno rimanere al 1° livello.

Al punto 3 ci promettono che amplieranno le mansioni ai livelli “S” e 1° per sbarrare gli avanzamenti professionali e l’incremento salariale del 2° livello.


d) Permessi sindacali retribuiti

Il monte ore annuo di permessi sindacali retribuiti previsto dall'art. 57, lett. C) a far data dallo gennaio 2017 sarà pari a 5,5 ore per il numero dei dipendenti in forza alla data del 10 gennaio di ciascun anno. Il monte ore previsto dall'art. 57 lettera B) a far data dal 1° gennaio 2017 sarà pari ad un’ora per il numero dei dipendenti in forza alla data dello gennaio di ciascun anno.

II personale in aspettativa retribuita per motivi sindacali di cui alla lettera E) dell'art. 57) del CCNL alla data del 1 luglio 2016 che maturi entro il 30 giugno 2019 del presente contratto i requisiti per il diritto al trattamento pensionistico non verrà sostituito.

Ai componenti nazionali e territoriali delle OO.SS. verranno ridotti i permessi sindacali in una percentuale dello 8,4%, mentre alle RSU elette direttamente dai lavoratori, con cui ne condividono l’attività e le problematiche sul posto di lavoro, raccolgono e rappresentano direttamente le istanza sindacali nei confronti dell’azienda, i permessi sindacali sono decurtati del 50%. E’ chiara la volontà di allontanare i lavoratori dai tavoli di trattativa.

Per i distaccati sindacali in aspettativa retribuita ( come ad esempio i firmatari di questo capolavoro), che andranno in pensione entro il 30 giugno, possono stare tranquilli perché non c’è pericolo di ritornare al lavoro, ma non potranno essere sostituiti.
e) Malattia
Le parti si impegnano a revisionare la disciplina contrattuale delle malattie di breve durata al fine di contenere e ridurre tali assenze e comunque non superare il dato medio di assenteismo del 4,7%. La definizione del nuovo sistema contrattuale dovrà intervenire entro e non oltre il 31 dicembre 2016; a tal fine le parti convengono che la corresponsione dell’aumento dell'indennità Integrativa speciale di cui all'art. 32. lett. L) del CCNL previsto dal presente accordo con decorrenza 1 gennaio 2017, sia comunque contestuale all'entrata in vigore della suddetta nuova regolamentazione. In ogni' caso la corresponsione avverrà non oltre il 31 maggio 2017.
Non c’è dato ancora sapere a quanto ammonterà la penalizzazione economica della malattia.
Nella normativa tuttora in vigore del CCNL si arriva progressivamente a una trattenuta di euro 30 ad evento per la malattia breve (fino a 5 giorni). L’impegno delle parti a una revisione della disciplina contrattuale ci preannuncia l’intenzione dichiarata di un aumento della trattenuta fino a 45euro.
L’abbassamento del tasso di assenza per malattia al di sotto del 4,7% non tiene conto delle patologie che caratterizzano spesso gli eventi morbosi nella nostra categoria e che non sono riconosciuti come malattia professionale. Lombosciatalgie, lombalgie, strappi e contratture muscolari, protusioni e ernie del disco sono spesso le cause delle malattie brevi, conseguenza dello spostamento e sopraelevazione dei carichi per gli operatori e della conduzione dei mezzi pesanti per gli autisti. L’eventuale aumento dell’Indennità Integrativa Speciale ( peraltro pagata dai lavoratori perché sta dentro all’incremento salariale di 120euro ) non compenserà le trattenute sulla malattia considerando che la categoria è condannata a lavorare per strada fino all’età di 67 anni (per ora).
f) Fondo di solidarietà di settore
Le Parti concordano l'istituzione del Fondo di solidarietà di settore finalizzato prioritariamente all'esodo, che presumibilmente entrerà in Vigore da luglio 2018 ovvero dalla data prevista nei provvedimenti autorizzatori da parte delle autorità competenti e per la cui disciplina si rimandano ad un apposito incontro. Se le Parti non troveranno o sarà impossibile istituire il Fondo si incontreranno per destinare le risorse assegnate al fondo ad altri istituti welfare contrattuale.
Visto l’irresponsabilità delle recenti politiche sulle pensioni che rischia di parcheggiare in futuro una massa di anziani e non idonei nei posti di lavoro, la costituzione di un Fondo di solidarietà sarà un palliativo al rischio di trovarsi senza lavoro e pensione a causa di mancata ricollocazione per inidoneità o esuberi e licenziamenti che potrebbero derivare dai processi di privatizzazione.
Stime ottimistiche parlano di un assegno di “accompagnamento finale” di 4-5000euro (un piatto di lenticchie in attesa della pensione).
e sigle firmatarie saranno compensate con incarichi nel C.d.A. del Fondo.
g) Adeguamento della regolamentazione del diritto di sciopero
Le Parti si danno reciprocamente atto della necessità di procedere alla modifica del regolamento dell'esercizio del diritto dì sciopero e al tal fine si impegnano a predisporre una proposta condivisa, entro e non oltre il 31 dicembre 2016 da sottoporre alla competente Commissione. Resta comunque inteso che nei tempi indicati le proposte delle parti saranno trasmesse alla competente Commissione d' Garanzia.
L’adeguamento della regolamentazione del diritto di sciopero recepirà la richiesta della Commissione di Garanzia di non proclamare astensioni dal lavoro di 48 ore a ridosso della domenica, come se non bastassero tutte le restrizioni della L.146.
Da anni sono complici e firmano accordi per le restrizioni del diritto di sciopero, ma poi rispondono all’incazzatura dei lavoratori che “vorrebbero ma non possono” perché la legge non gli permette di scioperare.
h) parte economica
L’incremento complessivo di 120 euro lordi a regime, in considerazione di quanto previsto nei precedenti punti del presente accordo, viene così suddiviso:
1. aumento tabellare: 70 euro lordi a parametro 3°, di cui:
  • 1° agosto 2016 : 25 euro
  • 1° luglio 2017: 25 euro
  • dicembre 2018: 20 euro
2. indennità integrativa (art. 32 CCNL) : 20 euro lordi, con decorrenza 1° gennaio 2017, salvo quanto previsto al precedente punto e)
3. quote Welfare: 30 euro di cui:
- aumento del contributo Fasda: 9 euro dal 1° aprile 2017
- aumento del contributo Previambiente: 10 euro dal 1° ottobre 2016
- aumento del contributo Rubes Triva: 1eurodal 1° gennaio 2017
- contributo di finanziamento del Fondo di solidarietà bilaterale da costituirsi a norma dell'art.26
del D. Lgs. n. 148/2015: 10 euro dal 1° luglio 20 18
Ai lavoratori In servizio alla data di sottoscrizione del presente verbale, viene riconosciuto un importo
Una Tantum di 200euro lordi, non parametrati, ad integrale copertura della vacanza contrattuale, pertanto dal 10.11.2015 fino alla data del 31 luglio 2016, così riconosciuti: 100 euro lordi ad agosto 2016 e 100euro lordi a gennaio 2017. Ai lavoratori assunti successivamente allo novembre 2015 l'importo Una Tantum è corrisposto in misura proporzionale ai mesi di servizio prestati dalla data di assunzione alla data di effettiva vigenza del presente Verbale. A tal fine, le frazioni di mese di servizio pari o superiori a 15 giorni sono computate come mese Intero, trascurandosi quelle inferiori. II compenso spettante ai termini dei precedenti commi è proporzionalmente ridotto al personale con contratto di lavoro a tempo parziale, in relazione alla ridotta prestazione lavorativa. Il suddetto compenso non è utile ai fini di alcun istituto contrattuale e/o legale. Il compenso in parola non matura per i periodi di assenza che non danno diritto a retribuzione.
Con l’incremento salariale di 120 euro lordi che ci vengono riconosciuti, rimborsiamo tutte le quote che le aziende ci versano sui fondi integrativi oltre alle quote che mensilmente agli iscritti vengono trattenute in busta paga. Tutti “fortunati privilegi” che le OO.SS. ci hanno riservato dopo aver rinunciato a salvaguardare le pensioni e contrastare i tagli alla sanità pubblica.
In sostanza oltre a versare contributi e pagare le tasse allo Stato, Regioni e Comuni, ci ripaghiamo previdenza e assistenza sanitaria. I Fondi integrativi e quindi i soldi dei lavoratori rappresentano un sostanzioso guadagno per banche e assicurazioni, e i loro C.d.A garantiscono incarichi alle OO.SS.

Le quote Welfare di 30euro vengono trattenuti a tutti i lavoratori ma chi è affetto da grave patologia, non può usufruire di FASDA perché come tutte le assicurazioni “non coprono il rischio”.
Con euro 20 ci paghiamo l’aumento dell’Indennità Integrativa, e così l’aumento tabellare del salario si riduce a 70 euro lordi che saranno diluiti nei prossimi 2 anni e mezzo.
Con l’importo Una Tantum di 200 euro, che corrispondono a 22,2 euro al mese hanno risparmiato sull’aumento tabellare degli ultimi 9 mesi. Nei precedenti 18 mesi , fra Una Tantum e AFM gli siamo costati ancora meno, 15 euro…….naturalmente tutto scaglionato.
i)Art. 6 CCNL vigente
Dichiarazione a verbale

Ferma restando l'applicazione delle normative di legge vigenti in materia di avvicendamento di imprese nella gestione dell’appalto/affidamento di servizi del ciclo integrato dei rifiuti e fatta salva l'entrata in vigore di nuove normative in materia, a seguito di subentro di una nuova impresa, le aziende di cui all’art.6 del CCNL riconoscono, per quanto di competenza, al solo personale già in servizio alla data del 6.03.2015, in via transitoria ed eccezionale e fino alla data di vigenza del presente CCNL, il regime sanzionatorio di cui all'art. 18 della L. 300/1970 come modificato dalla legge 92/2012 nell’ipotesi di licenziamento individuale.

I) Art. 8 CCNl vigente . I
Le parti concordano di eliminare dal comma 1 lettera d) la locuzione “il trattamento economico e normativo previsto dal CCNL del settore dei servizi ambientali" sostituendolo con "l'applicazione di uno dei due CCNL dei servizi ambientali specifici del settore stipulati dalle 00.SS. comparativamente più rappresentative". Resta invariata l'eccezione all’applicazione dei CCNL dei servizi ambientali prevista dall’art.8 lettera B
Se nelle premesse di un CCNL di categoria si recepiscono le modifiche legislative del Decreto Madia che apre la via alle privatizzazioni dei servizi pubblici locali; si recepisce il nuovo del Codice degli Appalti che azzera tutte le clausole di salvaguardia a garanzia del posto di lavoro; si recepisce l’implementazione dei modelli organizzativi imposti dal mercato che reclamano competitività e flessibilità, la partita è persa in partenza. Infatti gli articoli 6-7-8, con tutti i loro limiti, imponevano un sistema di regole al mercato del lavoro perchè garantivano il posto di lavoro e il contratto più favorevole nel cambio d’appalto.
Su tutto ciò le OO.SS. confermano, in caso di cambio d’appalto, l’applicazione del Jobs Act per tutti, tranne per chi è stato assunto prima del 6-3-2015 ma solo in via transitoria ed eccezionale e fino alla data di scadenza del presente CCNL (che comunque sottostaranno alla legge Fornero), e lasciano piena libertà sul CCNL da applicare senza obbligatorietà per quello più favorevole.

Considerazioni finali:
Se Confindustria canta vittoria definendo la firma del nuovo CCNL “una svolta DECISIVA nel panorama contrattuale italiano”, idem Utilitalia, significa che qualcun altro ha perso.
Per i lavoratori dell’Igiene Ambientale questo contratto rappresenta uno scandaloso salto indietro, perché:
  • aumenta l’orario di lavoro, abbatte i costi per il lavoro straordinario e abbassa i livelli professionali.
  • riduce pericolosamente tutte le garanzie del posto di lavoro, a cominciare dall’applicazione del Jobs Act fino ai cambi d’appalto che si preannunciano sul tutto il settore. Con i Decreti Madia si aprono definitivamente la strada alle privatizzazioni.
Entro il 15 settembre l’ipotesi di accordo deve essere sottoposta a consultazione fra i lavoratori, conosciamo bene i metodi truffaldini che le OO.SS. metteranno in campo per garantire la ratifica della firma, perché si mette in gioco la legittimità della loro
rappresentanza. Ma è importante che i lavoratori sappiano e siano consapevoli che se accetteranno questo accordo, i firmatari avranno mano libera per attaccare l’istituto della malattia, dello sciopero e del riposo settimanale della domenica.

Invitiamo tutti i lavoratori a costituire i comitati per il no e a raccogliere le firme per il no all’accordo in tutti i posti di lavoro.

Chi lotta può perdere,
chi non lotta ha già perso.


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