Il nostro è un sindacato costruttivo

fatto da lavoratori che amano questa città! Per questo ci impegnamo per rendere efficiente la nostra azienda, perchè é l'azienda di tutti i romani!

Ieri

Come eravamo

Oggi

Una figura che ancora ci accompagna nel segno della tradizione

Di giorno

Ci prendiamo cura della bellezza di questa città!

Di notte

Il nostro lavoro prosegue quando tutti dormono!

giovedì 23 giugno 2016

01 Luglio 2016


http://www.romatoday.it/cronaca/rivolta-rifiuti-tor-bella-monaca-via-scozza.html



martedì 14 giugno 2016

15 Maggio 2016

LE “CARTE IN TAVOLA”!!!


Purtroppo sta diventando sempre più simile al romanzo giallo omonimo di Agatha Christie la vertenza per il rinnovo dei CCNL del settore igiene ambientale. Apprendiamo, da un comunicato di parte datoriale che il 9 Giugno nell’incontro con i sindacati Utilitalia ha formulato una nuova proposta, da loro definita “migliorativa” rispetto alla precedente, fatta propria da Anci e respinta dalle organizzazioni sindacali che hanno rilanciato con una loro proposta, giudicata “ economicamente insostenibile” dalle associazioni datoriali; da qui la conferma dello sciopero del 15.


Ma quali sono veramente le carte in tavola?


Al di là dei comunicati e delle proclamazioni di facciata, le poche informazioni che provengono dai tavoli di trattativa lasciano i lavoratori in uno stato di incertezza e di non conoscenza dei veri motivi dello scontro. Una coperta sempre più piccola, quella della definizione dei diritti e dei salari legata al rinnovo contrattuale, che lascia sempre più scoperti i lavoratori sui quali si stanno giocando partite più generali rispetto al loro futuro e alle loro condizioni di lavoro.

Resta il fatto che la piattaforma delle altre oo.ss., che chiamano allo sciopero tutto il comparto Igiene Ambientale ha recepito, ancora prima della sua entrata in vigore, il Decreto Madia che consegna il servizio pubblico locale ai padroni, e poi chiede di mantenere le clausole di salvaguardia per i lavoratori nei passaggi di appalto che con l’accettazione delle nuove norme contenute nel nuovo codice degli appalto verranno di fatto vanificate.

Non si contrasta l’aumento dell’orario di lavoro a 38 ore settimanali preteso da Utilitalia anche perché lo hanno già firmato nel settore del trasporto, e lo vogliono addolcire con la vestizione dentro al tempo di lavoro. Infine si chiedono aumenti economici per 50 euro lordi nel biennio 2014/15 e 130 euro lordi per triennio 2016/18, che saranno ulteriormente ridotti per tutti (anche per chi non aderisce), dalle quote che l’azienda versa a Previambiente e a Fasda, dall’istituzione del fondo di solidarietà e dalla natura stessa della trattativa che arriverà a trovare un punto d’incontro con i 60 euro proposti dalle associazioni datoriali.


Come USB chiamiamo i lavoratori tutti a pretendere chiarezza per evitare che giuste rivendicazioni vengano rese merce di scambio per interessi particolari e a mobilitarsi con USB:

COSTRUIAMO INSIEME UNA MOBILITAZIONE CHE, OLTRE IL CCNL, SALVAGUARDI REALMENTE L’OCCUPAZIONE, I SERVIZI PUBBLICI E IL WELFARE DAGLI INTERESSI MOLTO PRIVATI DI CHI ACCETTA LE LOGICHE COMPETITIVE DEL MERCATO, I TAGLI ALLA SPESA PER UN FUTURO, UN LAVORO E SALARI PIÙ DIGNITOSI DEGLI ADDETTI ALL’IGIENE AMBIENTALE :

  • Contro i Decreti Madia sui Servizi Pubblici Locali, le esternalizzazioni, il Codice degli Appalti e il Job Act

  • Per difendere realmente le clausole di salvaguardia nei cambi appalto in un settore che vede ristrutturazioni riorganizzazioni e una forte tendenza a rendere i servizi e il welfare ostaggio della fame di utili e dividendi nonché terreno di scorribande per gli interessi di pochi SPECULATORI a discapito di lavoratori e utenti

  • Per difendere il potere d’acquisto dei salari con aumenti adeguati e reali in busta paga.

  • Per l’aumento della maggiorazione economica dello straordinario, eliminazione della norma che riduce la maggiorazione nelle prime 50 ore e riduzione del tetto annuo obbligatorio

  • Per la difesa della domenica come riposo settimanale dei lavoratori, dell’orario di lavoro (considerati i carichi di lavoro usuranti a cui sono sottoposti i lavoratori ) e il riconoscimento del cambio tuta

  • Contro la classificazione del personale a ribasso e l’utilizzo dei conducenti in attività di raccolta, per la riduzione dei 5 anni previsti per il passaggio parametrale dal tipo B al tipo A

  • Per maggiori tutele per la salute e la sicurezza e garanzie di ricollocazione del personale non idoneo, contro l’aumento dei carichi di lavoro

  • Per i diritti sindacali estesi anche alle rappresentanze dei lavoratori che non firmano contratti a perdere

Esci dalla gabbia della concertazione al ribasso! Organizzati con USB


sabato 28 maggio 2016

Lavoratori Uniti










martedì 24 maggio 2016

30 MAGGIO 2016

SCIOPERARE
      PER COSA?

  • Contro e il Decreto Madia sui Servizi Pubblici Locali, le esternalizzazioni dei servizi, il Codice degli Appalti e il Job Act?
  • Per difendere il potere d’acquisto dei salari con aumenti adeguati e reali in busta paga?
  • Contro la classificazione del personale a ribasso e all’utilizzo dei conducenti in attività di raccolta, per la riduzione dei 5 anni previsti per il passaggio parametrale dal tipo B al tipo A?
  • Per l’aumento della maggiorazione economica dello straordinario, eliminazione della norma che riduce la maggiorazione nelle prime 50 ore e riduzione del tetto annuo obbligatorio?
  • Per maggiori tutele per la salute e la sicurezza e garanzie di ricollocazione del personale non idoneo, contro l’aumento dei carichi di lavoro?
  • Per la difesa della domenica come riposo settimanale dei lavoratori?
  • Per i diritti sindacali estesi anche alle rappresentanze dei lavoratori che non firmano contratti a perdere?

No tranquilli, non siamo in Francia dove si sciopera e si fanno le barricate contro Governo e padroni. Qui ci chiedono di scioperare per legittimare il monopolio della rappresentanza a CGIL, CISL. UIL e FIADEL,  che per il solito “piatto di lenticchie” si assicurano il ruolo di interlocutori unici nei tavoli di trattativa.

 La piattaforma delle OO.SS. che chiama allo sciopero tutto il comparto Igiene Ambientale:
  • Recepisce, ancora prima della sua entrata in vigore, il Decreto Madia che consegna il servizio pubblico locale ai padroni, ma tenta di mantenere le clausole di salvaguardia per i lavoratori nei passaggi di appalto: vogliono chiudere la stalla dopo che i buoi sono usciti.
  • Non contrasta l’aumento dell’orario di lavoro a 38 ore settimanali preteso da Utilitalia anche perché lo hanno già firmato nel settore del trasporto, e lo vogliono addolcire con la vestizione dentro al tempo di lavoro.
  • Chiede aumenti economici per 50 euro lordi nel biennio 2014/15 e 130 euro lordi per triennio 2016/18, che saranno ulteriormente ridotti per tutti (anche per chi non aderisce), dalle quote che l’azienda versa a Previambiente e a Fasda, dall’istituzione del fondo di solidarietà per inidonei e dalla natura stessa della trattativa che dovrà trovare un punto d’incontro con i 60 euro proposti dalle associazioni datoriali.

     Con tutto il rispetto per i colleghi che vorranno aderire, noi non scioperiamo a fianco di chi preferisce occupare incarichi nei Consigli di Amministrazione dei fondi previdenziali, sanitari o di solidarietà piuttosto che difendere il diritto dei lavoratori ad un contratto dignitoso.

domenica 15 maggio 2016

La sfida di USB

L'AMA che vogliamo è .......

Accordo Impianti TMB


Accordo Impianti TMB
Iniziata il 29 aprile e conclusa il 4 maggio con l'accordo in allegato la trattativa sugli
impianti TMB.
A fronte di criticità nell'impianto TMB di Rocca Cencia bisogna riesumare l'accordo del
maggio del 2015 in cui si prolungava l'orario degli operatori ad 8 ore di cui 2 a
straordinario più un "premio specifico" di 25 euro lordi (la RSU era stata a esclusa
e Azienda e OO.SS. si erano firmati l'accordo).
Questa la laconica richiesta di Zotti spalleggiato da Lopes definita probabilmente in
Tavoli separati con le OO.SS. e trasformata in un nuovo accordo pronto per essere
fatto ratificare alle RSU presenti.
Tralasciamo la legittimità della Delegazione Trattante RSU, sia per composizione che
per numeri, sicuramente pronta a ratificare senza discutere quello che gli hanno
sottoposto sul tavolo.
La criticità degli impianti è emergenza pura, ce ne accorgiamo già per strada e nelle
file dei mezzi pesanti negli impianti, le aree di ricezione sono strapiene e a R.C. il
livello è ben più alto del piano di scarico. I lavoratori operano fuori da ogni regola
per la tutela della salute e sicurezza già in condizioni di normale routine, immaginiamo
8 ore in un area chiusa strapiena di rifiuti con polveri in sospensione e gli strati
sottostanti in decomposizione.
Ma al tavolo ufficiale il nuovo accordo era già pronto: 6+2 ore in straordinario e un
indennità giornaliera di 30 euro lordi, a nulla è valsa la richiesta di indennità di
disagio giornaliera non legata alle 2 ore di straordinario (probabilmente in questo
 caso l'avremmo firmata, anche turandoci il naso), e invece l'unica concessione è che
se ne riparlerà a fine giugno (sic!). Intanto tutti sanno che tale accordo è acqua
fresca, non è possibile fare manutenzione agli impianti a causa dell'enorme
quantità di rifiuti e serve solo ad aumentare l'attività dei nastri già in sofferenza.
Un piccolo guasto e il sacrificio dei lavoratori non è servito a niente.
Gli impianti sono un luogo di lavoro a cui nessuno ambisce, e non è concesso
nessun trasferimento in uscita. I lavoratori pagano sulla loro pelle le cazzate che
la classe dirigente racconta alla stampa sull'aumento della R.D. mentre invece
emerge l'aumento dell'indifferenziata.

Noi non abbiamo firmato malgrado ci volessero accollare responsabilità nei confronti della città. 


Legionella? No Grazie

A tutti i lavoratori AMA

LA NOSTRA SALUTE E’ UN DIRITTO!


In riferimento al caso di legionella contratta da un lavoratore in forza a via Leofreni e al successivo comunicato a firma del Direttore del personale e del Responsabile del Servizio SPP, avente per oggetto l’agibilità degli spogliatoi, si osserva che

le misure di prevenzione intraprese a “scopo precauzionale” e “non dettate da alcuna effettiva necessità” citate dal comunicato in oggetto, configurano una eccezionalità dell’opera di manutenzione ordinaria che dovrebbe essere invece costante e scadenzata, come prevede la legge.

Infatti i servizi igienico sanitari in molti luoghi di lavoro, sono privi di manutenzione e sanificazione soprattutto negli impianti idrici e in quelli di climatizzazione: culla epidemiologica della legionella, facendo venir meno l’obbligo del Datore di Lavoro per quello che attiene ai servizi di prevenzione e protezione dei lavoratori.

Ad aggravare il tutto, la carente pulizia delle sedi dovuta alla scarsa quantità di ore di lavoro messe a disposizione per questo servizio.

Perché ripetute denunce dell’USB e degli RSLA non trovano ancora risposte e soluzioni alle criticità evidenziate?

E’ possibile che AMA, il più grande operatore in Italia nella gestione dei servizi ambientali, nel 2016, utilizzi containers per ospitare i suoi dipendenti?

Quanto devono aspettare ancora i lavoratori della Zona 8A che da anni si fanno la doccia in un ambiente degradato e fatiscente, condizioni peraltro documentate in un verbale redatto dopo la visita degli RLSSA nel 2014?

E che dire dell’assoluto disinteresse nei confronti dei lavoratori di Pontina che ancora aspettano l’allaccio al servizio di acqua diretta e per i quali non si è riuscito neanche ad installare un distributore automatico di acqua potabile?

Invitiamo pertanto l’Azienda a dare risposte rapide a tutte le segnalazioni già in corso e a dare seguito ad un programma monitorato di manutenzione ordinaria di tutte le sedi di lavoro.


Roma 29-04-2016

mercoledì 11 maggio 2016

Il Silenzio delle RSU


Azienda e OO.SS impongono il silenzio alle RSU nei posti di lavoro.


Il nuovo corso aziendale sta procedendo unilateralmente nella riorganizzazione del lavoro. Trasferimenti, turni, orario di lavoro, festività comandate, palmari e gps, sanzioni sulle retromarce, piani ferie e altro ancora, fatti passare a colpi di O.d.S. o C.d.S. non concordati con la RSU e che interessano la vita di migliaia di lavoratori. Eppure il CCNL assegna alla RSU la titolarità della contrattazione di 2° livello ma i rappresentanti eletti dai lavoratori vengono sistematicamente ridotti al silenzio da Azienda e OO.SS. sia nei tavoli di trattativa che nei posti di lavoro. E’ anche vero purtroppo che la maggioranza delle RSU rinuncia al proprio ruolo di rappresentanza sottomettendosi alle pressioni delle segreterie di riferimento, le quali, facendo leva sulla collegialità dell’organismo di rappresentanza riescono ad azzerare l’intera RSU. Capiamo benissimo che tali meccanismi sono di difficile comprensione, ma nulla è a caso quando si riducono la democrazia e i diritti nei posti di lavoro.

Due esempi per tutti:
-circa un anno fa, i colleghi della zona 18b raccolgono le firme per richiedere un assemblea,        come previsto dal regolamento RSU, ma nonostante tutti i 71 consiglieri RSU con voto unanime abbiano deliberato l’approvazione, a tutt’oggi l’assemblea non è stata autorizzata, anzi un incontro partecipatissimo, fuori orario di lavoro, fra alcuni RSU e i lavoratori, ha subito l’intimidazione della CGIL in un tentativo goffo di prendere tutti i nomi dei colleghi che avevano partecipato, ma anche in 16b e 1a l’azione delle RSU è costantemente frenata dalle OO.SS.
-le RSU dell’autorimessa di Tor Pagnotta dopo due anni e mezzo di immobilismo, rompono gli indugi e con coraggio fanno “il minimo contrattuale”, chiedono un incontro con la Responsabile di Area e convocano un assemblea per confrontarsi con i lavoratori. Dopo un primo tentativo maldestro di addurre a misteriosi vizi di forma nella richiesta formale, per due volte è stata inoltrata la richiesta d’incontro e di assemblea ma ambedue le volte non è stata autorizzata senza uno straccio di motivazione formale ai diretti interessati. Purtroppo l’arroganza del Direttore del Personale è stata sostenuta dal pesante intervento di Fiadel e CGIL che hanno disconosciuto i propri delegati nonché RSU e da CISL e UIL che si sono “girati dall’altra parte”.
Lo schiaffo sonoro ha avuto effetto sui delegati meno intrepidi e più inclini all’ubbidienza che prontamente hanno ritirato la firma, ma ha scatenato la reazione dei lavoratori che hanno partecipato massicciamente alle assemblee fuori orario di lavoro su tutti e tre i turni, e hanno sostenuto le RSU di USB, il coraggio dell’RSU della CISL che ha fatto onore alla sua sigla malgrado la sua segreteria l’abbia abbandonato e il delegato UGL.

Il diritto dei lavoratori all’assemblea sul posto di lavoro è garantito dal CCNL, ma è negato proprio da quelle organizzazioni che ne dovrebbero garantire il rispetto.

Il confronto e la partecipazione dei lavoratori che una volta rappresentava la linfa vitale delle Organizzazioni Sindacali oggi è represso dalle stesse.

roma 18-04-2016


sabato 16 aprile 2016

STOP TRIVELLE


Il referendum del 17 aprile è l’occasione per fermare le trivellazioni in mare, cancellando la norma che consente alle società petrolifere di avere concessioni di ricerca e di estrazione (entro le dodici miglia marine dalla costa) senza limiti di tempo. Le trivelle, hanno sottolineato i tre organizzatori durante la conferenza stampa, sono il simbolo tecnologico del petrolio: vecchia energia fossile causa di inquinamento, dipendenza economica, conflitti, protagonismo delle grandi lobby, estesa corruzione. Le riserve su cui punta il Governo non sono in alcun modo direttamente collegate al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale. Qualora lo fossero le riserve certe presenti sotto il mare italiano sarebbero in grado di soddisfare il fabbisogno energetico del nostro Paese per 7 settimane per il petrolio e 6 mesi per il gas. In tutto ciò a guadagnarci sono solo i petrolieri. Alle casse dello Stato vengono versati dalle multinazionali del petrolio 340 milioni di euro circa all’anno, un’inezia. Il “petrolio” degli italiani è ben altro ed è dato da turismo, pesca, produzioni alimentari di qualità, biodiversità, innovazione industriale ed energia alternativa. Trivellare il mare italiano vuol dire mettere a rischio tutti questi mondo, non soltanto dal punto di vista di patrimonio naturale ma anche economico e sociale.
Per questo nell’appello sottoscritto oggi, i tre organizzatori hanno ribadito l’urgenza che “l’Italia acceleri la transizione energetica, si doti di un piano industriale strategico per lo sviluppo sostenibile per costruire un futuro basato sull'efficienza energetica e le fonti rinnovabili distribuite, una economia sostenibile e equa con una industria innovativa ed ecocompatibile, la piena occupazione e la democrazia partecipativa”.
“È insensato puntare sull’estrazione di gas e petrolio per garantire la nostra indipendenza energetica, il futuro dell'energia non passa dalle trivelle e dalle fonti fossili, ma dalle rinnovabili e dall'efficienza energetica come dimostrano i molti comuni che in questi anni hanno scommesso su una gestione innovativa e sostenibile del territorio. Per questo al referendum del 17 aprile chiediamo di votare sì per fermare le trivelle, per salvaguardare l’ambiente, l’ecosistema marino e le sue ricchezze, per difendere i posti di lavoro dati dal turismo e dalla pesca, e per riaffermare il protagonismo e la vocazione dei territori che parla di agricoltura, turismo, cultura e sostenibilità. Un sì importante che guarda al futuro fatto di energia rinnovabile, innovazione e rispetto della vocazione dei territori. Per questo chiediamo al Governo Renzi di abbandonare le fonti fossili e dotare al più presto l’Italia di una strategia energetica nazionale all’altezza delle sfide attuali e in linea con gli accordi della Cop 21”, dichiara Rossella Muroni in rappresentanza del comitato referendario.
"L'iniziativa referendaria delle Regioni - aggiunge Dante Caserta, sempre del comitato referendario - è un fatto eclatante nella storia repubblicana e mette in discussione una politica energetica fatta a suon di decreti legge in cui il Governo impone le sue politiche frutto di mera improvvisazione e di equilibri corporativi. È dal 1988 che l'Italia non ha un Piano Energetico Nazionale, mentre la Strategia Energetica Nazionale del 2013 è nata morta. Noi chiediamo una Conferenza nazionale per discutere dei nuovi obiettivi post Parigi per andare decisamente verso la direzione della decarbonizzazione dell'economia, un'emancipazione dalle fonti fossili che tuteli l'ambiente e crei nuovi posti di lavoro. Il 17 aprile sarà occasione per ribadire queste nostre richieste